Significato dei salmi dell’Esapsalmo al Mattutino secondo i santi Padri

Il Mattutino, dopo le benedizioni iniziali e il rito della salute dei re (oggi riproposto con la preghiera per la salute del popolo), data la dossologia iniziale “gloria alla santa e vivificante Trinità“, si apre con l’esapsalmo, ovvero un gruppo di sei salmi fissi, introdotto dai versetti “gloria a Dio negli eccelsi e pace in terra agli uomini di buona volontà” e “o Dio apri tu le nostre labbra  e la nostra bocca proclami la tua lode”. La prima parte del Mattutino è quindi la glorificazione di Dio tramite l’antica preghiera della Chiesa, la salmodia. In particolare, i salmi fissi sono 3, 37, 62, 87, 102 e 142. I santi Padri, nei commenti ai salmi, hanno sempre trovato allegorie e simbolismi particolari che vengono applicati anche al culto. Vediamo dunque secondo la Spiegazione dei Salmi [1] cosa significano questi salmi e perché sono stati inseriti proprio al Mattutino.
SALMO 3 
O Signore quanti sono i miei nemici
Questo salmo principia con una invocazione. I santi Padri insegnano che questo è un salmo mistico, anagogico, che illustra il movimento spirituale dell’anima. Dallo sconforto alla preghiera, dalla preghiera alla consapevolezza, e dalla consapevolezza alla gioia spirituale con cui termina: al Signore appartiene la salvezza. Quando chiediamo a Dio di “alzarsi” sopra i nemici richiamiamo su di noi la protezione dell’Altissimo.

SALMO 37
Signore nel tuo sdegno non castigarmi

Questo salmo è similare al salmo sesto, giacché entrambi principiano con il pentimento e il terrore della punizione divina. Davide, dopo aver peccato, chiede al Signore di non punirlo e di liberarlo dalle conseguenze del suo peccato. Le frecce divine sono i comandamenti di Dio, che colpiscono l’anima del colpevole con lo spirito della coscienza. Basilio Magno dice in proposito di questo versetto: << molti sono coloro che non si dedicano allo studio della Scrittura e dei comandamenti e per questo trasgrediscono senza volere la Legge, e poi subiscono le cause del peccato. Per questo il Salmista dice “non odiarmi a causa del mio peccato”, come una giustificazione. [2] >> Il tono intero del salmo è penitenziale e di confessione delle proprie trasgressioni: non c’è pace nelle mie ossa a causa del mio peccato. Ma il profeta aggiunge anche: Signore, dinnanzi a te sta il mio dolore: non ti sono nascosti i miei sospiri. L’uomo dinnanzi alla sua caducità e alla sua impotenza vede l’amore di Dio e la sua fortezza, pienezza, potenza. L’anima oppressa che vuole liberarsi non può che rivolgersi a Dio: ed è questo il senso principale del Mattutino, il volersi liberare dal peso della notte dell’anima, della sofferenza e del peccato, per raggiungere lo stato di figlio della Luce, essere un vero cristiano.

SALMO 62
L’anima mia di Te è assetata

L’anima del penitente, nel nostro viaggio allegorico, è come in una terra arida e senz’acqua. Conscio del peccato, il cristiano cerca più profondamente il Signore. La metafora utilizzata per l’anima in ricerca è la sete spirituale, che attanaglia lo spirito. Nel tuo santuario ti ho contemplato, guardavo la tua potenza e la tua gloria (…) al mattino ti pensavo. In questo momento l’orante è davvero in questa situazione spirituale, ascolta il Mattutino nel nuovo tempio cristiano e conosce la potenza e la gloria di Dio che si manifesta nella natura e nella perfezione del cosmo. Ed ecco che si riflette sugli attacchi spirituali e sulla vittoria del cristiano: hanno cercato l’anima mia… ma il re gioirà in Dio. In questo caso Davide si riferisce a sé stesso ma tutti siamo eredi del Regno di Dio. Questa frase si riferisce anche a noi. Se vinceremo le tentazioni, verremo incoronati con la gloria e la gioia infinita del Regno. San Cirillo di Alessandria scrive in proposito: << solamente quando l’anima si riempie di perfetto amore per Dio riusciremo a calpestare ciò che ci spinge verso il basso e ad abbeverarci alla Fonte senza fine della Virtù [3].>>

Dopo questi tre salmi c’è il Gloria…ora e sempre, e i Kyrie eleison che intervallano la prossima stasi. Si termina la salmodia penitenziale per entrare nella dimensione laudativa. 

SALMO 87
Signore della mia salvezza giorno e notte a te ho gridato

Questo salmo si rivolge particolarmente al ruolo di Salvatore, alla Divinità quale fonte di salvezza e redenzione. secondo Teodoreto, questo salmo è stato scritto durante la cattività babilonese [4] e quindi ha un carattere fortemente personale ed è un dialogo fra il popolo ebraico e un Dio che non si è ancora palesato. In questo c’è ovviamente del profetico nei riguardi del Cristo venturo. Il salmo diventa un salmo cristico, che profetizza verso l’azione e la vita del Messia. Si nota infatti il versetto mi hanno lasciato come un uomo senza soccorso, libero fra i morti. Eusebio di Cesarea vede in questa metafora l’Ade e la catabasi di Cristo [5] e ovviamente poiché Gesù Cristo non poteva essere legato alle catene degli inferi, è libero nel regno della morte, che ha sconfitto con la sua resurrezione. Ancora più evidente è la profezia nei versetti seguenti: hai allontanato da me i miei conoscenti (cfr. Luca 23:49: tutti i suoi conoscenti si erano allontanati). E ancora: fin dalla mia giovinezza soffro e mi sono impoverito (cfr. Matteo 8:20 – le volpi e gli uccelli hanno i loro nidi, ma il Figlio dell’Uomo non sa dove poggiare la testa). Scrive Teodoreto a proposito di questo salmo: << questo salmo che narra le sofferenze del Salvatore si fa preghiera perfetta per tutti coloro che sono affranti e in bisogno, che si trovano in una situazione simile. Ovviamente i Giudei non potevano comprendere la profezia presente in questi versetti. >> [6]

SALMO 102
Benedici Anima mia il Signore 

Questo è un salmo di ringraziamento e lode dell’Onnipotente, come si evince dall’incipit. Il Beato Didimo dice in merito a questo salmo: << L’uomo è corpo e spirito, e veramente santo è colui che muove il suo animo alla continua lode del Creatore, trascendendo la sua personalità e il suo limite per conformarsi alla divina volontà >>. [7] Seguono poi i versetti che affermano gli attributi della Divinità: il terapeuta dell’anima e del corpo, il creatore del cosmo, degli angeli, della natura, e alla fine l’intervento di Dio nella storia dell’Uomo ricordando Mosè e le benevolenze mostrate al popolo ebraico. Didimo spiega il versetto “così come è distante l’occidente dall’oriente, così ha allontanato da noi le nostre colpe”: << poiché noi diciamo che le opere buone sono luminose, così chiamiamo il male “oscuro”, il Salmista utilizza la simbologia dell’occidente e dell’oriente, ovvero da dove cala il sole (il male) e da dove nasce (il bene). Così come il Bene è lontano dal Male, così hai allontanato le nostre infermità (spirituali).>> [8] Vi è poi una frase del profeta che dice: “la sua giustizia sui figli dei figli, su coloro che mantengono il suo testamento” ed Isichio in merito scrive: << La Legge divina viene chiamata spesso Testamento, e si dice bene, perché così come un figlio eredita dal padre l’eredità se meritevole, così anche noi meritiamo il Paradiso con le buone opere e la fede, oppure andremo nell’oscurità. >> [9] Nella frase “beneditelo voi tutti servitori della sua volontà” i santi Padri, specialmente Eusebio, Gregorio il Teologo e san Basilio, ci vedono un chiaro riferimento ai sacerdoti, che devono essere coloro che specilaamente si dedicano alla lode e alla pratica della volontà divina.

SALMO 142
Signore ascolta la mia supplica

Secondo Atanasio il Grande ed Eusebio di Cesarea, questo salmo viene dato da leggere a coloro che sono sotto attacco demoniaco [10] e vogliono liberarsi. Si deduce che è l’ultimo dell’Esapsalmo per il suo carattere apotropaico. Infatti il tono generale dei primi versetti è una richiesta di soccorso contro i nemici che possono essere visibili o invisibili. La tristezza (“si è intristito il mio spirito”) è, secondo Eusebio, un attributo demoniaco, tipico di chi è sotto attacco delle forze del male. Il salmo termina con le parole “perché io sono il tuo servo” e secondo il Crisostomo è un aggettivo non secondario, giacché riconoscersi impotenti apre le porte del pentimento e della vita eterna. Troviamo quindi come ultimo salmo una richiesta di protezione per tutto il giorno che seguirà, avendo compiuto i passaggi del pentimento e della lode dovuta al Signore.

Ed ecco perché i Santi Padri posero questi salmi all’inizio del Mattutino.

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FONTI E NOTE 
1)  Eftimio Zigabeno, Salterio commentato dai santi padri, vol. I e II,e ss., Iasi 1850.

2) Basilio il Grande, ibidem., pag. 448, vol. I

3) Cirillo di Alessandria, ibidem., pag. 712 vol. I

4) Teodoreto di Cirro, ibidem. pag. 207, vol. II

5) Eusebio, ibidem, pag. 209 vol. II

6) Teodoreto, ibidem. pag. 216 vol. II

7) Didimo, ibidem. pag. 354, vol. II

8) Didimo, ibidem. pag. 355, vol. II

9) In Italiano spesso la parola è resa con “testimonianze” che rende meno il chiaro significato allegorico e profondo del Nuovo Testamento di Cristo. Per la cit. Isichio, ibidem, pag. 362

10) Ibidem pag. 769

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