Il Regno del Vecchio Testamento come allegoria della Chiesa

Nella comprensione dell’Antico Testamento come parte integrale del vissuto teologico cristiano ci chiediamo spesso come interpretare alla luce della rivelazione cristica le parole del Signore: sarete una nazione santa, un popolo di sacerdoti (Esodo 19:6). Ovviamente queste parole si riferiscono alla Chiesa, Israele purificata, rinnovata e perennemente vivificata dallo Spirito Santo. Qui possiamo notare la caratteristica che accomuna tutti i cristiani, ovvero il sacerdozio universale dei credenti. Siamo tutti chiamati alla glorificazione di Dio e alla sua adorazione, e su questo piano ogni fedele ortodosso è un sacerdote nella propria casa, in quanto loda, adora e ringrazia il Signore. In particolar modo nel cristiano si sommano i tre attributi del potere di Israele della Legge, ovvero la possibilità di essere contemporaneamente sacerdote, re e profeta. Tutti siamo chiamati a essere sacerdoti, come già menzionato, ma siamo anche “incoronati” (se pensiamo al rito del matrimonio) come sommità della creazione e in questo governo della Terra dobbiamo dimostrare temperanza e rispetto della natura e della legge di Dio nella società, e infine siamo anche profeti, testimoni del Regno dei Cieli. Il Signore Dio nella sua bontà immensa ha condiviso con ognuno di noi la sua regalità, rendendoci eredi del suo Regno. Storicamente, il Regno di Israele nell’Antichità è stato fondato nella sua pienezza dal Re e Profeta Davide, il quale, come un novello Melkisedech, ha stabilito pratiche liturgiche, regole sociali e ha svolto azioni militari e politiche. Ma il Re Davide indossa l’efod e compie azioni rituali precise, sommando su di sé anche il giogo del sacerdozio (cfr. 1Cronache 15:1-16 ; 1Cronache 15:26 ; Deuteronomio 10:8 ; 1 Cronache 23:25). In questo, Davide è modello del Sacerdote perfetto, nonché Sovrano e Profeta di Dio. La società cristiana, la Chiesa, trova in Davide un archetipo. 

 << Ciascuno di noi cerchi di compiacere il prossimo nel bene, per edificarlo.>>  (Rm 15,5-7)

L’insieme delle famiglie e degli uomini nel Tempo genera la società. Dalle più piccole alle più grandi, le società hanno sempre una direzione spirituale, che può essere pura o impura: nella società spirituale cui dovremmo aspirare di compartecipare, il potere, il tempo e lo spazio sono suddivisi e guidati dalla direzione spirituale. Oserei dire che una società trascendente autentica è tripartita ispirandosi alla Divinità: difatti una società spirituale è creativa e conservativa, in ossequio al Padre, è regale in ossequio al Figlio ed è ovviamente spirituale in ossequio allo Spirito Santo. La Società cristiana ideale si basa su tre cardini biblici, cioè la profezia, il sacerdozio e la monarchia: l’aspetto profetico è quello dell’insegnamento, oggidì diremmo dell’Educazione, che spetta alla categoria dei Maestri. Nella Bibbia, difatti, il Profeta è colui che istruisce il popolo ebraico nel cammino verso Dio, mostra e dimostra l’errore per riportare le coscienze e le intelligenze alla realtà. L’insegnamento, sia profano oppure religioso, dovrebbe essere il cardine della società, non nel senso di una massificazione dell’educazione, la qual massificazione conduce ad una perdita sempre maggiore dei contenuti e della qualità dell’insegnamento stesso, ma piuttosto l’Educazione dovrebbe essere elitaria, nel senso che dovrebbe produrre una élite spirituale in grado di assumere i ruoli sociali che si confanno agli individui. La massa di individui che non desidera essere parte dell’élite, dell’aristocrazia dello Studio, non necessita che della cultura generale e di una Tradizione sanamente vissuta: a coloro che non hanno interesse nello studio, insegna più un ballo popolare che non una facoltà universitaria.

La profezia 

 Il Maestro, il Profeta quindi, non è un burocrate né un erudito nel senso moderno del termine, ma piuttosto un accompagnatore nella materia. L’alunno, il profano che va condotto a sondare i misteri della cultura, è un fuoco da accendere, più che un vaso da riempire di nozioni: quando manca la materia prima, la volontà di imparare, il legname da ardere, qualsivoglia scolasticismo è una spesa di tempo inutile. Per questo è doveroso dividere l’Educazione ontologica da quello che oggidì è l’apprendimento scolastico: l’educazione elementare è spesso innata nel genere umano, non è difficile ottenerla e si traduce nella vita pratica, nei conti spiccioli, nella grammatica del proprio idioma natale, nel vivere le tradizioni del proprio luogo. L’Educazione cristiana, al contrario, sconfina nella teologia, ed è il compimento dell’Educazione profana classica, sormontata dalla totalizzazione operata dalla Grazia. Cosa dovrebbe essere dunque il Maestro? il Maestro-Profeta è un educatore dello spirito umano nell’Arte, nella Musica, nella Letteratura, nella Storia, nella Matematica, nelle Scienze e in qualsivoglia materia che aiuta l’intelligenza spirituale umana ad elevarsi verso il Creatore di tutte le cose. Da quando l’ateismo e il marxismo idealistico si sono impadroniti dell’Istruzione, il ruolo profetico della società è caduto e la crisi del sistema scolastico massificato è al suo apogeo: le masse di bambini e ragazzi dei paesi industrializzati sono “istruiti”, con tassi di alfabetizzazione ormai del 100%, eppure sono profondamente ignoranti. Le qualità di un educatore sono la capacità di comprendere i propri alunni, la conoscenza, il tatto, la gentilezza, ma anche la fermezza e la capacità di farsi obbedire e di instradare: in questo senso, si comprende appieno il ruolo profetico dell’educatore come colui che prepara la via del giovane verso il percorso cui è chiamato: il servizio di Dio (il sacerdozio) o il servizio al Suo popolo (la monarchia).

 

La monarchia

Chi è il Re? Il Re è colui che è unto da Dio per guidare la nazione verso il futuro e traghettare il popolo nelle impietose acque della Storia.  La cosiddetta democrazia parlamentare di oggi è un sistema che non ha basi e difatti è collassato nella maggior parte dei Paesi del mondo, dove vige piuttosto una plutocrazia partitica. il detto di san Teodoro lo Studita sul sistema multipartitico, uno dei principi fondamentali del parlamentarismo moderno, è molto interessante: “La voce del nostro Signore Gesù Cristo ha proclamato che ogni regno diviso contro se stesso va in rovina (Mt 12:25). Una doppia autorità è un’autorità multipla. L’autorità multipla dà origine a parti opposte e tali parti causano divisione e corruzione” (Filocalia, vol. 4, 41/1). Il santo vescovo Serafim (Sobolev) ha fatto un’osservazione accurata: la radice di tutte le tragedie che hanno colpito questo paese nel corso del ventesimo secolo sta nel fatto che “abbiamo sostituito l’ideale religioso e morale con quello politico”. Cioè, ci siamo lasciati trasportare dalla costruzione del “giusto” sistema socio-politico invece di preoccuparci di nutrire i cuori umani nello spirito del Vangelo. Le seguenti parole dell’apostolo Paolo possono servire da guida principale nelle politiche sia straniere che interne per noi come nazione che si sforza di preservare la sua identità ortodossa: “Vi dico dunque e vi scongiuro nel Signore: non comportatevi più come i pagani nella vanità della loro mente, accecati nei loro pensieri, estranei alla vita di Dio a causa dell’ignoranza che è in loro, e per la durezza del loro cuore. Diventati così insensibili, si sono abbandonati alla dissolutezza, commettendo ogni sorta di impurità con avidità insaziabile” (Ef 4: 17-19). In una parola, si può dire che l’influenza della Chiesa sulla politica è salutare e desiderabile, mentre il contrario è intollerabile e, francamente, impossibile. Perché la Chiesa non è solo l’assemblea dei fedeli, ma anche la colonna e il fondamento della verità (1 Tim 3:15) e la pienezza di colui che ricolma tutto in tutto (Ef 1:23). La Chiesa è Cristo stesso e Gesù Cristo lo stesso ieri, oggi e per sempre (Eb 13: 8).

Il sacerdozio

L’Uomo è legato alla terra in cui vive e in ciò che egli ritiene essere la sua casa. Questa realtà è innata nell’uomo, ontologica, e fa parte del deposito metafisico degli antenati unito alle contingenze della propria vita, nel dove ha vissuto e appreso i rudimenti dell’essere: chiameremo questa condizione spirituale coscienza collettiva, giacché accomuna tutti gli individui di un popolo, è una sorta di prototipo condiviso da una etnia o da un gruppo sociale, sul quale si innesta l’individuo. Ci sono varie coscienze collettive,  alcune molto limitate come ad esempio la propria famiglia, altre molto ampie, come le confessioni religiose, le culture, le nazioni. Il sacerdozio è, in primo luogo, un dono di Dio: il Cristo stesso, sulla Terra, ha donato la facoltà di poter succedere agli Apostoli nel Ministero da Lui stesso affidato loro per mezzo del Mistero dell’Ordine Sacro. Il Sacerdozio è anche una coscienza collettiva che lega tutti quanti sono deputati al servizio di Dio e del suo popolo attraverso la disciplina liturgica e le opere di bene.  Il Sacerdote compie e testimonia il Sacrificio del Redentore ed è chiamato ad un servizio di tipo cultuale, offrendo suppliche per i vivi e per i morti, l’incruento sacrificio dell’incenso mattino e sera come è comandato nel Deuteronomio, sposa i giovani, seppellisce i defunti, assiste i malati, confessa e scioglie i peccati degli uomini secondo il dono ricevuto dagli Apostoli e da questi dato ai loro successori.

Come si nota, la Chiesa è davvero la Nuova Israele.

Tratto da: Cristianità Ortodossa

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