La Libertà in Cristo a confronto con la schiavitù del Paganesimo

A causa di una violenta campagna diffamatoria iniziata nelle scuole da svariate decadi, il mondo occidentale crede in una vera e propria farsa storica che vede il cristianesimo come malvagio, distruttore del mondo antico, paragonato ai fasti del “mondo classico” e della “antica religione”. Lo scopo di questo articolo è smontare questa tesi.

La religione pagana classica

Nel mondo pagano pre-cristiano in Europa, specialmente nel mondo elleno-romano, gli dèi soffrono di una strana qualità: pur essendo onnipotenti, sono confinati a non poter vincere il Destino (Μοίρα) il quale sottomette sia gli dèi che gli umani. Inoltre, tutti loro derivano dalla distruzione del ciclo precedente il quale cede il posto ad un nuovo ordine, pur sempre momentaneo.  Non riusciamo ancora a comprendere come questi popoli abbiano scelto di credere in una spiritualità paradossale, che difatti spesso trovò una fioritura nelle correnti dette “filosofiche”, di natura esoterica, come il Platonismo, lo Stoicismo, e simili. Il problema alla base di questo sistema spirituale è il concetto di “divinità finita”, ovvero incapace di assolvere la propria superiorità.  Infatti, nel mondo spirituale elleno-romano, le divinità sono “concluse” nel ruolo che gli umani hanno loro relegato e possiedono delle qualità intrinseche ma che non possono essere modificate da loro stessi, anche se vengono chiamati “onnipotenti”, di fatto sono impotenti. Zeus non può essere il dio del fuoco, ma solo dei tuoni. Poseidone è il padrone del mare, ma non ha potere sui dominii del sottosuolo, che competono ad Ade. E così via. I loro attributi li definiscono. Si nota quindi un sistema spirituale debolissimo. Per difendere questo complesso sistema mitologico, alcuni grandi studiosi come Robert Graves (+1985), nel suo famoso I Miti Greci, cercano di spiegare la cosmogonia classica e i rapporti fra le divinità e il mondo come un complesso sistema di allegorie simboliche e di Deus ex machina. In particolare, il prof. Graves arriva alla conclusione che la vera religiosità classica fosse sviluppata nei Misteri esoterici delle confraternite o degli oracoli, più che nelle pompose processioni e nei rituali civici delle città, i cui dèi sarebbero solo dei fantocci creati per spiegare al popolo la propria origine. Si può facilmente comprendere come la mitologia greca tenti di spiegare il combattimento dell’animo umano sospeso fra spazio e tempo, la cui risoluzione è data dal Destino. Da qui l’idea fondamentale di hybris, tracotanza, la quale allontana il favore divino dalla persona e la rende sfortunata, destinata a soccombere. Nel sistema pagano, pare che l’unico vero dio sia la Morte, la sola che è davvero onnipotente. Le divinità antiche non sono persone né personali, perché non conoscono, sebbene antropomorfe, la peculiarità di una personalità definita. I loro modi di agire sono meccanici, ripetitivi senza ciclicità, e questo perché riflettono la condizione dell’umanità pre-cristiana, una umanità impossibilitata ad essere completa, soggetta al deterioramento, come ci fa notare Aristotele. Il mondo antico pensava di vivere in un complesso orologio nel quale siamo solamente parti di un ingranaggio malevolo che ci costringe a vivere, ed esso è il Destino. Gli dèi stessi sono intrappolati nei confini che gli uomini hanno dato loro: “protettore di questo o di quello”, senza possibilità di spaziare. L’ <<  onnipotente >>; Zeus non può varcare i limiti posti dal Tempo, né cambiare il futuro o il passato. L’uomo pagano viveva in una schiavitù spirituale ancor prima che in quella corporale. Nella concezione classica si è “condannati a vivere”, e questa visione pessimistica e nera della vita veniva spesso occultata in favore di altri culti esoterici come le scuole platoniche, stoiche, pitagoriane e così via, nei cui insegnamenti si cercava una via di uscita verso una libertà interiore, per sfuggire da questa ruota pessima che era la religione tradizionale. Del resto, se i tuoi dèi sono schiavi, come puoi essere libero? La moralità viene vista come contenimento della tracotanza o mantenimento della legge naturale, il cui fine è porre dei limiti all’uomo che, di sua natura, sarebbe capace di qualsiasi orripilante scelta ed è il vero “onnipotente” della vicenda cosmica, in quanto può addirittura << diventare dio >> se compie delle gesta eroiche e trova il favore degli altri dèi, i quali ovviamente cercano di distruggere questi spavaldi condottieri al fine di non accoglierli fra di loro, per paura che possano prendere il loro posto nel prossimo ciclo…

La Libertà nel Cristianesimo

Direi che il cardine della perfezione del Cristianesimo sta nel concetto teologico di libertà umana e di libero arbitrio. Innanzi tutto, Dio ha stabilito sé stesso e si è pronunciato all’inizio dei tempi, ed è indipendente da ogni altra cosa, che deriva da Lui in quanto Creatore.  Nella visione cristiana ortodossa il Verbo (Logos) si è incarnato nella Vergine Maria e tramite il suo sacrificio sulla Croce e la sua Resurrezione ha reso possibile la libertà umana da un destino di morte spirituale (il peccato) e quindi l’ottenimento della vita eterna e della vita in Dio, la santità, la quale è una condizione atemporale, che continua anche dopo la morte, se ci manteniamo illibati nei Comandamenti e nella loro applicazione alla vita. Gesù Cristo, il Figlio del Padre Eterno, è venuto a liberare l’uomo dalla sua condizione post-adamica e a restaurare la comunione di amore con il Padre Creatore e a generare un circolo virtuoso di perdono, pentimento e salvezza tramite l’azione pneumatica continua dello Spirito Santo. L’uomo, un tempo schiavo delle proprie passioni e della violenza, è libero in Cristo e cerca la pace, costruendosi nel mondo, svincolato dall’idea di un destino ineluttabile che gli preclude la propria scelta. La responsabilità personale nel proprio rapporto con Dio e con la propria salvezza rende il cristiano l’unico agente su se stesso, e le sue azioni sono davvero libere giacché l’aderenza alle leggi divine è un atto di amore. E questo è possibile proprio perché il vero Dio è libero ed è Amore. La moralità cristiana è invece il compimento e l’accettazione del disegno divino per ognuno di noi. Non è banale esecuzione di un comando, ma è la consapevolezza che tramite una vita ordinata e armoniosa, si può raggiungere la santità e vivere in Grazia, circondati dal sostegno dei Santi e degli Angeli. L’uomo non necessita di combattere Dio perché il Signore stesso lo abbraccia e gli dona la possibilità di essere in comunione con Lui. La lotta si focalizza sugli spiriti impuri e sul disordine personale, sull’indirizzamento della propria vita sul difficile sentiero dell’auto-controllo, della compostezza, dell’amore e della carità, e nella pratica della vita religiosa, la quale prevede astinenze e digiuni al fine di temprare lo spirito e focalizzarsi così sulla ricerca della perfezione cristiana. L’amore non può essere confinato e nella propria libertà i cristiani accettano di aiutare gli altri e di riunirsi a pregare insieme per trovare la salvezza non da soli, ma nella comunità di fratelli. Mentre il culto pagano è essenzialmente privato o civico (ma senza una reale partecipazione interiore), il culto cristiano è cosmico e abbraccia l’universo intero. Il Cristo si è sacrificato per riequilibrare tutto l’universo e l’Uomo, in quanto creazione prediletta, è al centro di questo rinnovamento spirituale.

Direi che, alla fine, il confronto fra uno Zeus raffigurato come impettito e seduto che attende d’essere venerato, mentre il nostro Cristo che soccorre il suo discepolo Pietro nel mare (Matteo 14:22-34), già parla più di ogni altra speculazione teologica.

Tratto da: Cristianità Ortodossa

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