Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me!

Discorso mirabile sulle parole della divina preghiera cioè ‘Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me’

L’opera seguente, presentata come anonima dalla Filocalia, è da attribuirsi a Marco Eugénicos. Nato a Costantinopoli nel 1391/2, Marco E. si fece monaco nel 1418 nell’isola di Antigoni; di qui si trasferì successivamente in un monastero di Costantinopoli. Fu in seguito arcivescovo di Efeso. Come procuratore del patriarca di Antiochia partecipò al concilio di Ferrara-Firenze dove si mostrò strenuo difensore delle tesi greche relative alle questioni controverse. Morì nel 1445.

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Quale potenza ha la preghiera ‘Signore Gesù Cristo Figlio di Dio, abbi pietà di me’! E di che sorta di carismi gratifica coloro che se ne avvalgono! E a quale condizione di dignità li porta! Non possiamo né dirlo né manifestarlo, poiché ciò oltrepassa la nostra capacità. Soltanto questo noi vogliamo dire riguardo alla preghiera ‘Signore nostro Gesù Cristo ecc.’: donde cioè abbia avuto principio e quali siano stati i primi a dire queste parole della preghiera.

È proprio dal principio, dalla stessa sacra Scrittura che ha avuto inizio la preghiera e sono i tre corifei tra gli apostoli del Sovrano Cristo che hanno parlato delle parole della preghiera: Paolo, intendo, Giovanni e Pietro, e da loro noi le abbiamo ricevute come una eredità paterna. Queste parole sono oracoli divini, rivelazioni del santo Spirito e voci di Dio, poiché questo noi crediamo, che quanto hanno detto e scritto i divini apostoli agiti dallo Spirito è tutto parola del Cristo che egli ha detto per bocca degli apostoli. Poiché il Signore nostro nel santo vangelo ha fatto loro questa promessa, che egli, il Figlio, il Padre e lo Spirito santo sarebbero venuti e avrebbero preso dimora in loro, e non solo negli apostoli, ma in qualunque altro cristiano che custodisca i suoi comandamenti. Perciò il divinissimo Paolo che è stato fatto degno di salire fino al terzo cielo dice ‘Signore Gesù’: Nessuno può dire Signore Gesù se non nello Spirito santo. E per dire come nessuno sia capace di dire questo nome del Signore Gesù se non mediante lo Spirito santo, l’apostolo Paolo mostra in modo davvero meraviglioso come questo nome sia più sublime di tutti gli altri nomi: per questo non è possibile pronunciarlo altrimenti che mediante lo Spirito santo.

E il teologo Giovanni, che con voce di tuono ha espresso realtà spirituali e teologiche, ha assunto ciò con cui termina Paolo e ne ha fatto il principio dicendo: Ogni spirito che confessa Gesù Cristo venuto nella carne, è da Dio. E di nuovo questo divino apostolo per stabilire come ogni spirito che confessa questo nome di Gesù Cristo sia da Dio, mostra con ciò che dice come il nome e la confessione di Gesù Cristo provengano dalla divina grazia spirituale e non così come capita.

Allo stesso modo anche il corifeo degli apostoli, Pietro, ha assunto ciò con cui termina Giovanni e ne ha fatto l’inizio, cioè il ‘Cristo’. Al tempo il cui il Signore nostro interrogò i discepoli: Ma voi chi dite che io sia?, Pietro dice: Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, cosa che gli aveva rivelata Dio Padre dal cielo, come attesta il Signore nostro nel santo vangelo.

Osserva come questi tre santissimi apostoli del Cristo nelle parole che dicono si tengono l’uno con l’altro come in un cerchio. L’uno trascrive riprendendo dall’altro le stesse divine parole, così che la parola che il primo dice per ultima, il secondo la colloca come prima, e così fa il terzo, venendo pertanto a formare questa preghiera. Paolo infatti dice: ‘Signore Gesù’; Giovanni: ‘Gesù Cristo’; e Pietro: ‘Cristo, Figlio di Dio’. Si forma così un mirabile cerchio, e il termine che è ‘Figlio di Dio’ si incontra con il principio che è ‘Signore’. Poiché non c’è alcuna differenza tra il dire ‘Signore’ e il dire ‘Figlio di Dio’, in quanto entrambi i termini mostrano la divinità dell’Unigenito Figlio di Dio. E perché ciascuno lo comprenda, disegniamo il cerchio:

In questo modo i beati apostoli ci hanno trasmesso di dire in Spirito santo e confessare: «Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio». E poiché sono in tre, sono anche degni di fede, giacché ogni parola viene confermata e accreditata da tre testimoni. Inoltre, l’ordine con il quale gli apostoli dissero le divine parole non è privo di intenzionalità, ma ha la sua motivazione poiché il primo che dice queste parole è Paolo, in mezzo sta Giovanni e poi c’è Pietro. Da Paolo, che è l’ultimo dei discepoli di Cristo, ha avuto principio la mistica tradizione della preghiera ‘Signore Gesù Cristo ecc.’ e passando per Giovanni procede verso Pietro, che è il primo, e lì termina. A mio avviso ciò indica il nostro graduale progresso e la nostra unione con Dio mediante la pratica e la contemplazione unita all’amore, poiché Paolo indica la pratica, come dice egli stesso: Più di tutti ho faticato; Giovanni indica la contemplazione, come manifesta anche il suo nome di teologo; e Pietro indica l’amore, come attesta il Signore nostro quando dice: Mi vuoi bene, Pietro? Pasci le mie pecore. Sicché chi si dà a questa preghiera progredisce anche nella virtù pratica, dalla pratica si eleva alla contemplazione e acquisisce l’amore di Dio e si unisce a lui.

Ma le divine parole della preghiera non mostrano solo ciò che abbiamo detto: esse mostrano anche il retto dogma della nostra fede e abbattono ogni eresia degli eretici. ‘Signore’ mostra infatti la divina natura del Cristo e rovescia l’eresia di coloro che dicevano che egli è solo uomo e non anche Dio; ‘Gesù’ manifesta a sua volta la natura umana del Cristo e rovescia l’eresia di coloro che lo dicevano solo Dio e non anche uomo, ma che soltanto appariva come uomo; ‘Cristo’ mostra le due nature, quella divina e quella umana e come le due siano in un’unica persona e in una sola ipostasi, e rovescia l’eresia di coloro che dicevano che il Cristo ha due ipostasi separate l’una dall’altra; e ‘Figlio di Dio’ mostra che nel Cristo la natura divina non subisce confusione neppure dopo l’unione che ha operato con la natura umana, e che allo stesso modo anche la natura umana non subisce confusione; e ciò rovescia l’eresia di coloro che dicono che la natura divina e umana si sono confuse nel Cristo e si sono mescolate l’una con l’altra. Perciò queste quattro parole, in quanto sono parole divine e spade spirituali, rovesciano e distruggono due coppie di eresie contrarie fra di loro nella malizia e nell’eresia, e tuttavia pari e concordi quanto a empietà. Ma ora perché si comprenda meglio, ecco uno specchietto:

Questo è ciò che ci hanno trasmesso i nostri padri sapienti in Dio, che erano uomini perfetti e portatori di Spirito. Essi impressero profondamente nei loro cuori ciascuna delle divine parole, cioè il ‘Signore Gesù Cristo Figlio di Dio’, come ce le hanno consegnate i divini apostoli, e le amarono tanto. Soprattutto il dolcissimo nome di Gesù essi lo assumevano, esso solo, come perfetta e integra preghiera. Per tutta la loro vita lottavano incessantemente per saziarsi della dolcezza di Gesù, ed erano sempre affamati e assetati di Gesù, sebbene si riempissero indicibilmente di gioia spirituale, ricevessero divini carismi e fossero spesso fuori dalla carne e da questo mondo, tanto da essere angeli terrestri o uomini celesti. A tanta sublimità di virtù essi ascesero pronunciando il dolcissimo nome di Gesù, però a noi principianti e imperfetti hanno giustamente trasmesso di dire anche ‘pietà di me’, cioè: ‘Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me’. Per nessun altro motivo hanno fatto questo se non perché noi conosciamo la nostra misura, il nostro stato, perché sappiamo di aver bisogno della grande e ricca misericordia del Dio santo e siamo come quel cieco del santo vangelo che, desiderando ricevere la luce degli occhi, gridava mentre il Signore nostro passava di là, e diceva: Gesù, abbi pietà di me. Così anche noi, come ciechi nell’anima, supplichiamo Dio perché ci mostri la sua misericordia e ci apra gli occhi dell’anima perché lo vediamo intellettualmente. Per questo hanno stabilito che diciamo anche ‘pietà di me’.

Altri poi volendo osservare anche in questo l’amore per il prossimo, dicono la preghiera così: «Signore Gesù Cristo, Dio nostro, abbi pietà di noi». Essi supplicano per tutti i loro fratelli perché sanno che l’amore è la pienezza della Legge e dei profeti ed è una virtù che comprende in sé ogni comandamento. Pertanto è anche con l’amore che essi vanno incontro alla preghiera e supplicano Dio perché abbia misericordia di loro stessi e dei loro fratelli. In questo modo inducono maggiormente Dio ad avere misericordia, perché lo nominano come Dio comune, cioè Dio di noi tutti, e perciò cercano da lui la misericordia generale per tutti i fratelli. E la misericordia del Dio buonissimo suole venire a noi soprattutto quando ci vede custodire la retta fede nei dogmi e la perfezione dei comandamenti nelle opere: entrambe queste cose le contiene dentro di sé questo breve versetto della preghiera, ‘Signore Gesù Cristo, Dio nostro, abbi pietà di noi’.

Inoltre, se per questi divini nomi, – ‘Signore Gesù Cristo’ – vogliamo anche stabilire i tempi nei quali furono detti da principio, li troviamo nuovamente nell’ordine in cui li diciamo noi. Prima cioè si diceva ‘Signore’, poi ‘Gesù’ e per ultimo ‘Cristo’. Ciò perché nell’Antico Testamento troviamo dovunque, sia prima della Legge che dopo, che il Figlio e Verbo di Dio viene chiamato ‘Signore’. Come al tempo di Lot, quando si dice: Fece piovere il Signore un fuoco da parte del Signore; e nei salmi di Davide: Disse il Signore al mio Signore; e di nuovo nel vangelo quando Gabriele portò alla Madre di Dio l’annuncio dell’incarnazione del Figlio e Verbo di Dio, le disse: Chiamerai il suo nome Gesù. Egli infatti essendo Figlio e Verbo di Dio, Signore e dominatore di tutti e Dio, per la sua suprema bontà e compassione volle divenire uomo per salvare l’uomo, e per questo fu chiamato Gesù che vuol dire salvatore e liberatore dell’uomo. E poi, ‘Cristo’ che mostra la divinizzazione della natura umana assunta dal Signore nostro che si incarnò e si fece uomo. Prima della sua passione e morte proibiva l’uso di questo nome ai suoi discepoli e non permetteva loro di annunciare il Cristo; ma dopo la sua passione e risurrezione l’apostolo Pietro pronunciava il nome di Cristo con grande franchezza davanti al popolo dei giudei, dicendo: Sappia tutta la casa dIsraele che Dio lo ha costituito Signore e Cristo. Infatti, la natura umana che il Figlio e Verbo di Dio aveva assunta, subito allora venne consacrata dalla sua divinità, tuttavia da quando fu crocifisso, risuscitò dai morti, fu assunto nei cieli e sedette alla destra del Padre, allora divenne con-divina. Perciò è quando ormai è avvenuta l’ascensione, che è tempo di manifestare questa denominazione di ‘Cristo’ e che egli sia annunciato dagli apostoli come Cristo, Figlio di Dio, e Dio.

Così, prima si è detto ‘Signore’, poi ‘Gesù’, e infine ‘Cristo’ e ‘Figlio di Dio’, come troviamo anche nella preghiera: Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me. E questa preghiera i nostri padri sapienti in Dio l’hanno ricevuta come un’eredità paterna dei santi apostoli e l’hanno trasmessa a noi.

Per queste parole della preghiera noi abbiamo detto soltanto quanto era nelle nostre possibilità. È come se avessimo tagliato fiori da qualche albero grande e bello. Ma il frutto che si trova nascosto in queste divine parole lo dicano altri, quelli cioè che, divenuti esperti dopo un lungo spazio di tempo sono progrediti in questa attività della preghiera, hanno gustato la dolcezza del frutto e sono giunti alla perfezione.

Dalla Filocalia, vol. 1, Piero Gribaudi Editore, 1995

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