Le Beatitudini

Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo: Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.  Beati gli afflitti perché saranno consolati. Beati i miti, perché erediteranno la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.  Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.  Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi.

Il celebre discorso della Montagna (Matteo 5:1-12) da parte del Teantropo alle folle di ascoltatori e’ diventato parte del culto ortodosso, difatti viene cantato ogni domenica alla divina liturgia come terza antifona. Ma cosa intendeva veramente il Signore quando parlo’ alla gente indicando loro le Beatitudini? I Padri dicono che le Beatitudini sono una sorta di “scala” da percorrere seguendo il Discorso, per salire verso la vita eterna.

La prima Beatitudine 

 Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli.  Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo: beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

Con queste parole, il Salvatore ci indica il primo passo sulla Scala verso il Regno dei Cieli, ed e’ essere “poveri in spirito”. Secondo san Giovanni Crisostomo e san Cirillo di Alessandria [1] “poveri in spirito” significa essere umili, aver abbandonato l’orgoglio e la superbia, l’egoismo, il peccato col quale sono caduti i primi angeli e i primi uomini. I poveri in spirito sono coloro che, con la mente sempre rivolta ai misteri celesti, riempiono la propria anima di pensieri spirituali e cercano la ricchezza della preghiera.

La seconda Beatitudine

Beati gli afflitti, perché saranno consolati.

Il pianto, cosi come il sorriso, ha diverse cause. C’e’ chi piange per i propri peccati e chi piange perche’ ha perso qualche bene terreno, e la differenza e’ grande. Chi soffre per lo spirito avra’ un destino, chi piange per avidita’ ne avra’ un altro. Non tutti quelli che soffrono nella vita otterranno la vita eterna, ma solo quelli che piangono per i propri peccati e cercano la salvezza. Dice san Paolo Apostolo: la tristezza in Dio porta alla penitenza e alla redenzione, la tristezza nel mondo porta solo alla morte (2Corinzi, 7:10). Il Signore dice che anche coloro che piangono per la salvezza altrui, e che provano dolore nel vedere i propri vicini soffrire nel peccato, troveranno la consolazione spirituale perche’ Dio li salvera’ per mezzo delle loro preghiere, come salvo’ il paralitico a Cafarnao, portato la’ non per propria volonta’, ma per quella dei suoi amici, che volevano smettesse di soffrire. Il santo Evangelista Giovanni, nell’Apocalisse, scrive relativamente alla visione dei tempi ultimi: l’Agnello, colui che siede sul trono, li condurra’ alle acque della Vita e Dio asciughera’ le lacrime dai loro occhi (Apocalisse, 7:17). Ecco dunque la Consolazione divina, poter bere dalla Fonte Viva, che e’ il Cristo e la sua Chiesa.

La terza Beatitudine

Beati i miti, perché erediteranno la terra.

La mitezza e’ una delle virtu’ dei cristiani, essere generosi e quieti con i vicini e con i lontani. Non cercare la violenza, non perpetrare danni al tuo prossimo. Il mite non mormora ne’ contro Dio ne’ contro gli uomini, Il mite ascolta e poi giudica e agisce, e non il contrario. I cristiani sono chiamati ad essere miti emulando il Signore, il quale di se stesso disse: imparate da Me che sono umile di cuore e mite (Matteo 11,29). Il mite, il cristiano, ereditera’ la Terra, perche’ i violenti e gli empi periranno a causa delle proprie azioni, mentre coloro che perseverano nel Bene saranno salvati  nel Giorno del Giudizio.

La quarta Beatitudine 

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.

Nel Vecchio Testamento e nella cultura ebraica dalla quale noi deriviamo, la parola “giustizia” significava seguire i comandanti di Dio. Essere “giusti” e cercare la giustizia significava procedere sul sentiero delle leggi divine. Coloro che hanno fame e sete di giustizia sono i cristiani che non si accontentano di una vita di apparenze, ma che vogliono attingere alla fonte della Vita stessa. Cercare Dio puo’ comportare gravi dolori: ma chi persevera fino alla fine sara’ saziato, ovvero conoscera’ la suprema felicita’.

La quinta Beatitudine

Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.

I misericordiosi sono coloro che aiutano il prossimo e, seguendo l’esempio del Signore, curano gli ammalati, danno da mangiare ai poveri, e vestono gli ignudi, educano gli ignoranti, e pregano per i vivi e per i morti. Le nostre buone azioni sono una delle chiavi per aprire le porte del Regno Celeste (cfr. Matteo 25:34-40). Fra le opere di misericordia sociale, troviamo anche l’ospitalita’ ai viaggiatori e seppellire i defunti. Fra le opere di misericordia spirituale ci sono la conversione degli eretici e dei pagani alla Sacra Ortodossia, l’educazione dei fratelli e delle sorelle alla religione, il perdono delle offese gli uni agli altri, il supporto morale ai tristi e agli afflitti, e il sostegno alla Chiesa. Come ha detto il Signore Dio sulla Montagna, coloro che hanno avuto misericordia in vita, saranno giudicati da Dio con mitezza.

La sesta Beatitudine

Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.

Il Signore paragona l’anima ad un occhio (cfr. Matteo 6:22). Un occhio pulito puo’ vedere, un occhio sporco sara’ come accecato e la sua vista sara’ appannata. Cosi’ e lo spirito umano. Una anima pura e’ capace di contemplare le realta’ celesti. Scrive san Paolo:  poiché le perfezioni invisibili di Lui, la sua eterna potenza e divinità, si vedon chiaramente sin dalla creazione del mondo, essendo intese per mezzo delle opere sue. [Romani 1:20] E chi e’ capace di sondare i divini Misteri diventa un profeta, entra in dialogo col Signore. Molti santi, come san Giovanni Crisostomo  [1] e san Teofilatto  vescovo [2] scrivono che la purezza di cuore e la castita’ sono intimamente legate. In particolare, per castita’ non si intende solamente il non essere lussuriosi, ma anche l’attitudine al digiuno, alla compostezza, alla salubrita’ del corpo e della mente. Chi permette alla propria mente di vagare in pensieri inutili, perversi e stupidi non ricevera’ mai la grazia della comprensione, come invece coloro che cureranno il giardino della propria anima e si renderanno attenti nel guardare solamente alle cose buone del mondo. Il risultato della cura spirituale e della purezza del cuore e’ la santita’.

La Settima Beatitudine

 Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.

La pace e’ una virtu’ sociale che tutti gli uomini e i popoli di buona volonta’ devono perseguire. I profeti dell’Antico Testamento vedevano nel regno messianico di Cristo il “regno di pace e giustizia”, ovvero un regno mite e timoroso di Dio. La pace e’ realmente connessa, ancora una volta, con la pratica della religione. Il Signore nostro, infatti, ci dice: vi do la Mia Pace (Giovanni 14:27) che e’ una condizione dello spirito nella quale troviamo la tranquillita’, la serenita’ e la volonta’ di compiere le buone opere. Come il Cristo stesso ci disse “non la pace del mondo, ma la mia”. Questo significa che non dobbiamo basarci su una falsa percezione delle cose, ma cercare la vera e sola pace, che e’ la condizione dell’anima quando si trova unita con il Creatore. Gli operatori di pace, i figli di Dio, sono i cristiani, sono la Chiesa.

La ottava Beatitudine

Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.

Come abbiamo visto, la Giustizia e’ la Verita’, ed e’ seguire questa Verita’ nei comandamenti di Dio. Coloro che lottano contro il mondo e soffrono nella vita per rimanere fedeli a Dio sono coloro che erediteranno il Regno dei Cieli, ovvero che otterranno la vita eterna.

La nona Beatitudine

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.

Connessa con la precedente, l’ultima Beatitudine ci profetizza il futuro dei cristiani: odio e rancore da parte dei nemici della Verita’, che si ostinano a non riconoscere il Cristo Dio come Salvatore e ne rigettano gli insegnamenti e la Chiesa. Coloro che sono morti o irrimediabilmente mutilati da prigioni, percosse e violenze ricevute dagli empi hanno gia’ il proprio nome scritto nel Libro della Vita, e saranno vittoriosi e trionfanti testimoni del Giorno del Giudizio. Il Cristo disse gia’ ai suoi apostoli: non temete coloro che uccidono il corpo, perche’ non possono uccidere l’anima (Matteo 10:28). Gli Apostoli per primi, e in seguito innumerevoli martiri, sono stati uccisi per il fatto di aver parlato di Cristo e del suo messaggio salvifico. Il nostro calendario e’ pieno di persone di ogni eta’ e condizione che sono morte per la Chiesa e per la Fede.

I cristiani sono chiamati a vivere secondo le Beatitudini, a cercare la misericordia, il perdono, la preghiera e la vita spirituale, aspettando il giorno senza tramonto.

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NOTE

1) San Giovanni Crisostomo, Omelia XV sul Vangelo di Matteo, PG 57,224. San Cirillo di Alessandria, Commenti a Luca, PG 72,589.

2) San Teofilatto, Commento a Matteo, PG 123,188

Il testo e’ stato tradotto e accorciato da Catechismo della Fede Ortodossa, edizioni Misiune Ortodoxa, Bucarest, 2015, pag. 505-518 (in romeno).

Dal: http://luceortodossamarcomannino.blogspot.com

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