“Dio, il Signore e nostra luce” – Commento al salmo 118 di san Gregorio Palamas

Alla scuola dei Padri

 “Dio, il Signore e nostra luce”

Commento al salmo 118 di san Gregorio Palamas

 «Udite questo, popoli tutti, prestate orecchio voi tutti che abitate il mondo, voi tutti figli della terra e figli degli uomini, il ricco insieme con il povero» (Sal 48,2-3). Immenso e il suo uditorio, perché il salmista convoca all’ascolto del salmo tutti i popoli e tutti coloro che riempiono la terra.Trascina tutti, credo, sia i figli del popolo sia i figli dei nobili, sia ricchi che poveri, e con questo alto proclama li invita all’ascolto. Quale vedetta si innalza cosi in alto sull’orizzonte da poter scorgere da lassu tutti i popoli e abbracciare con la vista tutta la terra? Qual e il banditore dotato di voce cosi potente che possa essere udita contemporaneamente da tante orecchie?Quale terra puo accogliere una simile adunanza? E qual e il maestro dotato di tanta sapienza che possa trovare insegnamenti adatti per una simile assemblea? Attendi un poco e vedrai che le parole che seguono sono degne di tanta promessa. Colui che chiama a raccolta e raduna tutti, con il suo bando, e il Paraclito, lo Spirito della verita che raduna, mediante i profeti e gli apostoli, tutti coloro che sono destinati alla salvezza. Poiché «a tutta la terra giunge la loro voce e ai confini del mondo le loro parole» (Sal 18,5). Per questo dice: «Udite, popoli tutti e voi che abitate la terra».Per questo anche la Chiesa e un’accolta di uomini delle piu svariate condizioni, perché nessuno resti escluso dai suoi benefici. L’universalita della chiamata e insieme anche conciliatrice di pace, poiché coloro che prima erano opposti per condizione tra loro, attraverso questa accolta si abituano al reciproco amore. Infatti il ricco dovra riconoscere di essere stato chiamato con lo stesso onore e con lo stesso invito del povero. «Insieme dice il ricco e il povero». Una volta che abbia abbandonato il senso di superiorita sugli inferiori e di superbia, che nasce dalla ricchezza, entrera nella Chiesa di Dio. Dunque, né il ricco disprezzi il povero, né il povero tremi dinanzi alla potenza dei ricchi (Basilio, Omelia sul Sal. 48,34.5).

«Occorre che noi scopriamo qual e questa immagine di Dio e ricerchiamo a similitudine di quale immagine sia stato fatto l’uomo… Quale altra immagine di Dio esiste, alla cui somiglianza sia stato creato l’uomo, se non il Salvatore che e primogenito di tutte le creature? Tutti coloro che vengono a lui e vogliono essere partecipi della sua immagine si rinnovano incessantemente con lo sviluppo dell’uomo interiore, a immagine del nostro Creatore… Bisogna che noi teniamo sempre davanti agli occhi tale immagine, affinché possiamo trasformarci a sua somiglianza» (Origene, In Gen. hom., 1.13).

«Per virtu propria, ossia per virtu di Dio che adombro la vergine, ha posto in lui stesso i germi del suo corpo; ha dato inizio alla sua vita nella vita della carne. In tal modo, fatto uomo dalla Vergine, doveva ricevere in sé la natura della carne, e mediante questa mescolanza, questa unione, il corpo di tutto il genere umano doveva essere in lui santificato» (Ilario di Poitier, De Trin., cc. 24.27, PL 10,66ss).

«Per mezzo del corpo, l’unico Cristo, Verbo di Dio, venne alla nascita e alla corporeita; venne alla parvenza e all’accrescimento; divenne, per successioni di generazione, soggetto ai tempi. Nella divinita e nella umanita che furono unite nella persona, nell’umanita di cui si servi divinamente e umanamente, nel dominio e nella soggezione, in realta e azione, il Figlio di Dio si e fatto uomo» (Efrem Siro, S. 6 In Hebd. sanct. ).

«Beati dunque coloro che hanno accolto il Cristo, venuto come luce nelle tenebre, perché si sono trasformati in figli della luce e del giorno. Beati quelli che nella loro vita si sono rivestiti della sua luce, perché hanno gia indossato la veste per le nozze; non avranno i piedi e le mani legate per essere gettati nel fuoco eterno. Beati quelli che hanno contemplato Cristo stesso nel corpo, ma piu beati quelli che l’hanno visto nell’intelligenza e nello Spirito, perché non vedranno la morte in eterno…» (Simone il nuovo teologo, Etica, 10, SC 129. 315s).Ascolta il Figlio, che e l’immagine, la sapienza, la virtu, la gloria di Dio e intendi lo Spirito Santo quando proclama: «Chi potra raccontare la sua generazione?» (Is 53,8). Poni mente al Signore quando attesta: «Nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio abbia voluto rivelarlo» (Mt 11, 27). Addentrati in questo segreto e tuffati nel mistero di questa nascita inspiegabile, fra il solo Dio ingenerato e il Dio unigenito. Comincia, avanza, persisti: anche se so che tu non arriverai al fondo, tuttavia mi felicitero che tu abbia preso l’avvio. Colui che con animo pio si mette in via per l’infinito, anche se non arrivera mai alla meta, trarra profitto dal suo tentativo (Ilario di Poitier, La Trinita, 2, 10).

Devi ridestarti, o uomo, e riconoscere la nobilta della tua natura. Ricordati che sei stato creato a immagine di Dio, e, se questa si e guastata in Adamo, ha ripreso tuttavia la sua linea originaria in Cristo. Serviti nella maniera piu conveniente delle creature visibili, come ti servi della terra, del mare, del cielo, dell’aria, delle fonti e dei fiumi, e tutto cio che di bello e meraviglioso in essi esiste, volgilo a lode e gloria del creatore… Accogli pure con i tuoi sensi la luce materiale, ma con tutto l’ardore del tuo spirito abbraccia quella luce piu vera «che illumina ogni uomo che viene in questo mondo» (Gv 1,9) e di cui il profeta dice: «Avvicinatevi ad essa e sarete illuminati e i vostri volti non arrossiranno» (Sal 33,6). E infatti, se noi siamo il tempio di Dio e in noi abita lo Spirito di Dio, vale molto di piu quel che ciascun fedele possiede nella sua anima di quel che puo contemplare nel cielo.

Naturalmente, o miei cari, se vi diamo questi ordini o questi consigli, non e certo per farvi disprezzare le opere di Dio e magari pensare che nelle cose, che Dio nella sua bonta ha creato buone, ci sia qualcosa di contrario alla vostra fede. Lo facciamo solo perché abbiate a servirvi con moderazione e secondo ragione di tutta la bellezza delle creature e di tutto questo magnifico apparato del mondo. «Difatti le cose che si vedono, come dice l’apostolo, sono temporanee, mentre le cose che non si vedono sono eterne» (2 Cor 4,18). Noi quindi, poiché siamo nati per la vita presente, ma siamo rinati per quella futura, non dobbiamo dedicarci ai beni temporanei, ma costantemente attendere a quelli eterni. Anzi, per poter contemplare piu da vicino l’oggetto della nostra speranza, dinanzi al mistero stesso della nativita del Signore dobbiamo riflettere a cio che la grazia divina ha portato in dono alla nostra natura. Ascoltiamo l’apostolo che ci dice: «Voi siete in realta morti, e la vostra vita e nascosta con Cristo in Dio. Ma quando apparira il Cristo, che e la vostra vita, allora anche voi apparirete nella gloria con lui» (Leone Magno, Om. 27,6).Il Verbo stesso di Dio, colui che e prima del tempo, l’invisibile, l’incomprensibile, colui che e al di fuori della materia, il Principio che ha origine dal Principio, la Luce che nasce dalla Luce, la fonte della vita e della immortalita, l’espressione dell’archetipo divino, il sigillo che non conosce mutamenti, l’immagine invariata e autentica di Dio, colui che e termine del Padre e sua Parola, viene in aiuto alla sua propria immagine e si fa uomo per amore dell’uomo. Assume un corpo per salvare il corpo e per amore della mia anima accetta di unirsi a un’anima dotata di umana intelligenza. Cosi purifica colui al quale si e fatto simile. Ecco perché c divenuto uomo in tutto come noi, tranne che nel peccato. Fu concepito dalla Vergine, gia santificata dallo Spirito Santo nell’anima e nel corpo per l’onore del suo Figlio e la gloria della verginita.Dio, in un certo senso, assumendo l’umanita, la completo quando riuni nella sua persona due realta distanti fra loro, cioe la natura umana e la natura divina. Questa conferi la divinita e quella la ricevette. Colui che da ad altri la ricchezza si fa povero. Chiede in elemosina la mia natura umana perché io diventi ricco della sua natura divina. E colui che e la totalita, si spoglia di sé fino all’annullamento. Si priva, infatti, anche se per breve tempo, della sua gloria, perché io partecipi della sua pienezza. O sovrabbondante ricchezza della divina bonta! Ma che cosa significa per noi questo grande mistero? Ecco: io ho ricevuto l’immagine di Dio, ma non l’ho saputa conservare intatta. Allora egli assume la mia condizione umana per salvare me, fatto a sua immagine e per dare a me, mortale, la sua immortalita. Era certo conveniente che la natura umana fosse santificata mediante la natura umana assunta da Dio. Cosi egli con la sua forza vinse la potenza demoniaca, ci ridono la liberta e ci ricondusse alla casa paterna per la mediazione del Figlio Suo. Fu Cristo che ci merito tutti questi beni e tutto opero per la gloria del Padre. Il buon Pastore, che ha dato la sua vita per le sue pecore, cerca la pecora smarrita sui monti e sui colli sui quali si offrivano sacrifici agli idoli. Trovatala, se la pone su quelle medesime spalle, che avrebbero portato il legno della croce, e la riporta alla vita dell’eternita. Dopo la prima incerta luce del Precursore, la Luce stessa, che e tutto fulgore. Dopo la viene la Parola, dopo l’amico dello Sposo viene lo Sposo stesso. Il Signore viene dopo colui che gli preparo un popolo scelto e predispose gli uomini alla effusione dello Spirito Santo mediante la purificazione nell’acqua. Dio si fece uomo e mori perché noi ricevessimo la vita. Cosi siamo risuscitati con lui perché con lui siamo morti, siamo stati glorificati perché con lui siamo risuscitati. (Dai Discorsi di san Gregorio il Teologo, vescovo).

Ora, appunto, come coloro che subiscono la terapia del bisturi e del cauterio se la prendono con i medici per il dolore acuto provato nell’intervento operativo, ma se tutto questo procura loro la guarigione e la sofferenza della cauterizzazione scompare, allora avranno riconoscenza per chi li ha curati; allo stesso modo, una volta resa libera la natura nel lungo scorrere dei tempi dal male che ora e in essa intruso e congiunto, quando si sara compiuto il ritorno alla condizione originaria di coloro che attualmente sono soggetti al male, da tutta quanta la creazione si levera un canto unanime di ringraziamento, sia da parte di coloro che saranno puniti con questa purificazione e sia da parte di chi non avra alcun bisogno di purificazione.Questi e di tal genere sono gli insegnamenti che ci offre il grande mistero dell’incarnazione divina. Mediante il suo congiungimento con l’umanita, assumendo tutti i caratteri propri della natura umana, la nascita il nutrimento e la crescita, fino alla prova della morte, Dio ha effettuato tutti quei benefici sopra menzionati, liberando l’uomo dalla malvagita e procurando guarigione allo stesso padre del vizio. E’ salvezza da un’infermita la liberazione da una malattia, sia pure a costo di sofferenza. (Gregorio di Nissa, La grande catechesi)

Il proposito di Dio e uno solo: rendere possibile a tutti la partecipazione ai beni che si trovano in Lui non appena il numero naturale di noi uomini avra raggiunto la sua pienezza, parlo sia degli uomini che si sono purificati dal vizio gia in questa vita, sia di quelli che, dopo questa vita, sono stati curati dal fuoco per un periodo di tempo conveniente, sia di quelli che in questa vita non hanno conosciuto né il bene né il male. A proposito di questi beni la Scrittura dice che nessun occhio li ha mai visti, nessun orecchio li ha mai uditi, nessun pensiero li ha mai raggiunti.

A mio parere, essi possono consistere solo nel ritrovarsi in Dio: il bene che si trova al di sopra dell’udito, della vista e del cuore e infatti rappresentato dal principio che tutto trascende. La differenza tra la vita virtuosa e quella viziosa sara rivelata nella vita futura dalla possibilita di partecipare piu presto o piu tardi alla beatitudine in cui abbiamo sperato. Alla misura del vizio che si trovera in noi sara rapportata la lunghezza della cura. La cura dell’anima consiste nella purificazione del vizio; e questa, in base all’esame condotto in precedenza, non si potra realizzare al di fuori di una condizione dolorosa. (Gregorio di Nissa, L’anima e la risurrezione).

Né gli uomini, né le virtu celesti, né i cherubini o i serafini possono conoscere Dio in altro modo che nella sua rivelazione. Per natura egli e al di sopra dell’essere, al di sopra, dunque, della conoscenza. La sua essenza puo essere indicata solo apofaticamente, per negazioni.Cio che diciamo affermativamente di Dio non indica la sua natura, ma i suoi attributi, cio che e in prossimita della natura (Giovanni Damasceno, Della fede ortodossa, 4, PG 94, 800).  Il  Padre ha l’essere di per sé e non ha da altri nulla di cio che ha.

Al contrario, egli e la sorgente e il principio della natura e del modo di essere di tutti. Tutto cio che hanno il Figlio e lo Spirito, il loro stesso essere, essi lo hanno dunque dal Padre. Se il Padre non fosse, non sarebbero né il Figlio né lo Spirito. Se il Padre non avesse qualche cosa, non l’avrebbero né il Figlio né lo Spirito. Grazie al Padre, il Figlio e lo Spirito hanno tutto cio che hanno, perché il Padre ha tutto cio. Quando consideriamo in Dio la causa prima, la monarchia, vediamo l’unita. Ma quando consideriamo coloro nei quali la divinita e, o piuttosto coloro che sono la divinita stessa, le persone che procedono dalla causa prima, cioe le ipostasi del Figlio e dello Spirito, allora noi adoriamo i Tre (Giovanni Damasceno, ibid., 1, 8, 821c-824b. 829b).

Noi non facciamo procedere il Padre da nessuno, ma lo chiamiamo Padre del Figlio; quanto al Figlio, non lo chiamiamo né causa, né Padre, ma diciamo che egli proviene dal Padre; diciamo anche che lo Spirito Santo procede dal Padre e lo chiamiamo Spirito del Padre; non diciamo che egli procede dal Figlio, ma che egli e lo Spirito del Figlio (Giovanni Damasceno, ibid., 1, 8, 832a-b).

Dio e tutte le opere di Dio sono gloria dell’uomo; e l’uomo e la sede in cui si raccoglie tutta la sapienza e la potenza di Dio.

Come il medico da prova della sua bravura nei malati, cosi anche Dio manifesta se stesso negli uomini. Percio Paolo afferma: «Dio ha chiuso tutte le cose nelle tenebre dell’incredulita per usare a tutti misericordia» (Rm 11,32). Non allude alle potenze spirituali, ma all’uomo che si mise di fronte a Dio in stato di disobbedienza e perdette l’immortalita.

In seguito pero ottenne la misericordia di Dio per i meriti e il tramite del Figlio suo. Ebbe cosi in lui la dignita di figlio adottivo.Se l’uomo ricevera senza vana superbia l’autentica gloria che viene da cio che e stato creato e da colui che lo ha creato, cioe da Dio, l’onnipotente, l’artefice di tutte le cose che esistono, e se restera nell’amore di lui in rispettosa sottomissione e in continuo rendimento di grazie, ricevera ancora gloria maggiore e progredira sempre piu in questa via fino a divenire simile a colui che per salvarlo e morto.

              San Gregorio Palamas

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