«Giovinetto, dico a te, alzati!»

Alla scuola dei santi Padri Dal Trattato «La remissione» (CCL 91 A,693- 695)

 «Giovinetto, dico a te, alzati!»

«In un istante, in un batter d ‘occhio, a l suono dell’ultima tromba; suonerà infatti la tromba e i morti risorgeranno incorrotti e noi saremo trasformati».

Quando dice «noi» Paolo mostra che con lui conquisteranno il dono della futura trasformazione coloro che insieme a lui e ai suoi compagni vivono nella comunione ecclesiale e nella vita santa.

Spiega poi la qualità di tale trasformazione dicendo: «È necessario infatti che questo corpo corruttibile si vesta di incorruttibilità e che questo corpo mortale si vesta di immortalità» (1Cor 15,52-53).

In costoro allora seguirà la trasformazione dovuta come giusta ricompensa a una precedente rigenerazione compiuta con atto spontaneo e generoso del fedele.

Perciò si promette il premio della rinascita futura a coloro che durante la vita presente sono passati dal male al bene.

La grazia prima opera, come dono divino, il rinnovamento di una risurrezione spirituale mediante la giustificazione interiore.

Verrà poi la risurrezione corporale che perfezionerà la condizione dei giustificati. L’ultima trasformazione sarà costituita dalla gloria. Ma questa mutazione sarà definitiva ed eterna.

Proprio per questo i fedeli passano attraverso le successive trasformazioni  della giustificazione, della risurrezione e della glorificazione, perché questa resti immutabile per l’eternità.

La prima metamorfosi avviene quaggiù mediante l’illuminazione e la conversione, cioè col passaggio dalla morte alla vita, dal peccato alla giustizia, dalla infedeltà alla fede, dalle cattive azioni ad una santa condotta. Coloro che risuscitano con questa resurrezione non subiscono la seconda morte.

Di questi nell’Apocalisse è detto: «Beati e santi coloro che prendono parte alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la seconda morte» (Ap 20,6)…

Pertanto chi non vuol esser condannato con la punizione eterna della seconda morte s’affretti quaggiù a diventare partecipe della prima risurrezione. Se qualcuno infatti durante la vita presente, trasformato dal timore di Dio, si converte da una vita cattiva a una vita buona, passa dalla morte alla vita e in seguito sarà anche trasformato dal disonore alla gloria.

(San Fulgenzio di Ruspe (467- 532), vescovo.)

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